Partiamo da un presupposto: il pensiero in sé non è un problema! È l’attenzione che viene data al contenuto del pensiero stesso invece che potrebbe esserlo.
Gli esseri umani pensano molto e molto velocemente; siamo in grado di avere più di mille pensieri in un unico giorno.
Spesso sono utili, razionali e sensati, altre volte al contrario possono essere singolari, disfunzionali e irrazionali, insorgono rapidamente, uno dietro l’altro molto rapidamente, escono dal nostro controllo e ci spaventano.
Per esempio potremmo passeggiare per strada mangiando tranquillamente un gelato e vedendo un bell’albero potremmo pensare a come starebbe bene nel nostro giardino e, se fa caldo in quel momento, a quanta bella ombra e frescura potremmo avere.
Se fossimo “colpiti” da un pensiero intrusivo potremmo invece, per esempio, pensare a come potrebbe essere arrampicarsi fino in cima e lasciarsi cadere giù.
Eccolo qua! Un pensiero intrusivo emerso del tutto inconsapevolmente e il cui contenuto è senza alcuna motivazione.
A renderli davvero disturbanti sono le domande che la persona inizia a porsi sullo stesso pensiero: come mai sto pensando a questo? Perché voglio farmi del male? Sono una cattiva persona? Non è normale pensare a questo, se lo faccio forse sono io a non essere normale…
Si inizia cosi a prestare attenzione al flusso dei pensieri e si cerca di formulare un giudizio o di fare un’analisi su quanto appena pensato.
Più la persona inizia a soffermarsi su questi pensieri, più carichiamo il pensiero di realtà.
Il cervello attiva infatti nuove connessioni per preparare la persona, per esempio, a un possibile pericolo, stimolando emozioni e determinando nuovi comportamenti finalizzati a “salvarsi” dalla paura di questo pensiero che sembra così reale.
Solitamente i pensieri intrusivi rientrano in delle macro-categorie di cui le principali sono:
I pensieri intrusivi sono pensieri, immagini o impulsi indesiderati che emergono improvvisamente nella mente, spesso causando disagio o ansia. Per riconoscerli, è utile prestare attenzione a determinate caratteristiche distintive: sono ripetitivi, involontari e spesso in contrasto con i propri valori o desideri, generando senso di colpa o paura.
Inoltre, tendono a provocare un forte bisogno di neutralizzarli, ad esempio attraverso rituali mentali o comportamentali, come accade nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Un altro segnale è la difficoltà a lasciarli andare: più si cerca di sopprimerli, più sembrano intensificarsi.
Riconoscere questi pensieri come semplici prodotti della mente, e non come verità assolute o minacce reali, è il primo passo per ridurne l’impatto emotivo e imparare a gestirli con strategie efficaci della Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC).
Se i pensieri intrusivi, che solitamente fanno riferimento ad una delle macro-categorie, diventano frequenti e costanti diventano una vera e propria ossessione.
Nel momento in cui interferiscono con la vita quotidiana e il soggetto mette in atto comportamenti per tenerle sotto controllo potremmo trovarci di fronte ad un Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).
Chi soffre di DOC solitamente tiene nascoste le sue preoccupazioni per questi pensieri intrusivi poiché, consapevole della loro assurdità, ne prova vergogna.
Allontanare dalla propria mente un pensiero è molto difficile, soprattutto quando le ossessioni si presentano all’improvviso e frequentemente, lasciando la persona in balia di ansia e paure.
A differenza delle ossessioni, che sono involontarie, le compulsioni, comportamenti ripetitivi messi in atto per alleviare l’ansia e la sofferenza creata dai pensieri ossessivi, sono intenzionali e quindi volontarie anche se possono sembrare comportamenti automatici.
Potremmo anche definirle come “l’insieme di tutte le azioni che vengono messe in atto per prevenire l’evento temuto”. Spesso è proprio la fatica che le strategie di controllo implicano a convincere la persona di aver bisogno di aiuto.
Tornando ai nostri pensieri intrusivi, se vi state chiedendo se è possibile imparare a gestirli la risposta è si.
La prima cosa da ricordare è che i contenuti di questi pensieri, il più delle volte, non hanno alcun significato e che questi pensieri non indicano necessariamente il carattere di una persona.
La Terapia Cognitivo Comportamentale può essere molto utile, aiutando innanzitutto la persona a riconoscere i pensieri, distinguere tra quelli utili e funzionali e quelli disfunzionali e irrazionali. Le tecniche utilizzate si rivelano poi ottime alleate per la loro messa in discussione al fine di riprendere il controllo.
Per riuscire a “osservare” il proprio pensiero, vedere sé stessi come pensatori di pensieri, vale a dire diventarne consapevoli e restare sul pensiero stesso dirigendo e spostando l’attenzione attraverso la concentrazione, è senz’altro molto utile la Mindfulness, disciplina che insegna a “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (1994, p. 63 – Jon Kabat-Zinn, scienziato e teorico del protocollo MBSR).
Potrà sembrare banale, ma una delle tecniche che aiuta maggiormente nella gestione dei pensieri intrusivi è proprio imparare ad accettarne l’esistenza, riconoscendo che il pensiero può giungere alla mente, ma che non si è costretti per forza a farsi condizionare da esso.
Dopo aver praticato la Mindfulness ed aver imparato ad osservare il pensiero nel “qui ed ora”, sarà più facile osservare quando il pensiero disfunzionale si crea e poi osservarlo mentre se ne va e si allontana dalla nostra mente; un po’ come se si stesse guardando il paesaggio dal finestrino di un treno: si osserva il paesaggio che si sta avvicinando e che a poco a poco si allontana sempre di più fino a scomparire…
Per cui imparare ad accettare i vostri pensieri, significa essere consapevoli che non si possono evitare ma che si può scegliere che uso farne.
Il cervello apprende dalle esperienze ripetute! E ogni pensiero è, in un modo o nell’altro, un’esperienza.
Ogni volta che formuliamo un pensiero, la nostra mente crea automaticamente connessioni e dà a quel pensiero un significato; attraverso la ristrutturazione cognitiva possiamo comprendere che le emozioni di paura, ansia e vergogna suscitate dai pensieri intrusivi possono essere del tutto infondate in quanto il pensiero non è reale e quindi, la minaccia che il nostro cervello percepisce, non è veritiera.
La ristrutturazione cognitiva, per esempio, è una tecnica della Terapia Cognitiva Comportamentale (TCC) dove terapeuta e paziente imparano a identificare i pensieri e a metterli in discussione attraverso nuove modalità di lettura di pensieri con conseguente modificazioni degli stati d’animo.
Se ci capita di avere pensieri intrusivi troppo spesso e iniziano a spaventarci, limitando la nostra quotidianità, rivolgiamoci con fiducia a un professionista anche solo per un costruttivo confronto.
Michaela Fantoni
Titolare Centro Elpis, Centro Multidisciplinare per la salute e il benessere psicofisico. Psicoterapeuta, si occupa dei principali disturbi dalla prima infanzia alla terza età. Formatore in ambito scolastico e consulente su progetti educativi. Si occupa di valutazione e progetti di intervento per ADHD, DSA e plusdotazione. Responsabile equìpe n.17 ASL Varese, Regione Lombardia, soggetti autorizzati a effettuare prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici secondo quanto previsto dalla L.170/2010. Si occupa dei principali disturbi e caratteristiche dell’età evolutiva. Specializzata in psicologia dello sport, da Pechino ad oggi ha sempre avuto atleti alle Olimpiadi. Ha fatto parte del Team Olimpico Londra 2012, componente commissione sanitaria FIC ed è stata la Psicologa responsabile del Progetto AcquaRio, per la preparazione di nuotatori paralimpici per le Olimpiadi di Rio 2016, (7 atleti qualificati e 7 medaglie). Attualmente psicologa della FINP. Formatore in azienda, porta le sue esperienze finalizzate al benessere e all’incremento della perfomance attraverso formazione tradizionale, formazione esperienziale, sport outodoor e percorsi di coaching. E’ docente, supervisore, membro eletto nel Consiglio Direttivo e responsabile dell’area scuola e rapporti con i soci di AIAMC.
Fabiola Salmi
Laureata in Neuropsicologia, Psicologia clinica e dello Sviluppo presso l’Università degli Studi Milano Bicocca ed è iscritta all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte. Ha conseguito un master in Diagnosi e Trattamento Disturbi Specifici dell’Apprendimento e si sta specializzando presso la scuola quadriennale di psicoterapia cognitivo comportamentale ASIPSE di Milano. Si occupa dei principali disturbi dell’età evolutiva e dell’età adulta. È socia AIAMC, Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.
Centro Elpis
Star Bene si Può! Centro Multidisciplinare per la salute e il benessere psicofisico
Via Marconi 278, 21027 Ispra (VA) www.centroelpis.it e-mail: info@centroelpis.it
Il sito www.aiamc.it è il portale di riferimento italiano che raccoglie terapeuti specializzati in Terapia Cognitivo Comportamentale sul territorio italiano.
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